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CHIESA E TERRITORIO

CHIESA: FOTO E STORIA

Chiesa parrocchiale: secondo la tradizione risulterebbe del IV secolo. Nelle condizioni attuali risalirebbe al 1400 (secondo altri al 1200, data l’esistenza di un affresco, forse del 300 - comunque il più antico di quelli scoperti in seguito ai lavori di rifacimento del tetto - di scuola romana, raffigurante S. Bartolomeo Apostolo, S. Giuliano che uccide i suoceri e nella parte superiore Dio che caccia Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre).

Il campanile originale era del XIV sec.: si trovava fuori della Chiesa e sull’altro lato rispetto all’attuale, ricostruito nel 1600.
La Chiesa, dedicata alla Beata Vergine Maria Assunta e a S. Pancrazio, nel tempo ha perso la dicitura alla Beata Vergine Maria ed è rimasto solo il titolo di S. Pancrazio Martire.

Nell’interno: acquasantiera formata con due capitelli del Basso Impero, uniti e contrapposti. Tra essi un dado del periodo cristiano con colombi che bevono ad un fonte.

Accanto alla porta centrale: a sinistra affresco del 400 di scuola Viterbese raffigurante la Vergine che regge il Bambino, S. Giovanni Evangelista e S. Antonio Abate. E’ molto sciupato perché, ricoperto con latte di calce come tutti gli altri affreschi, ignorandosene l’esistenza fu danneggiato durante lavori successivi.

A destra della porta centrale affresco del 500 di scuola Romana raffigurante la Nascita di Gesù, la Madonna che adora Gesù, S. Giuseppe che riposa e i pastori che scendono dalla montagna.

Sotto sono raffigurati la Vergine che regge Gesù, S. Giuseppe, i Magi che offrono i loro doni ed un buffone di corte che regge due cavalli con sopra un putto.
L’affresco è di scuola romana e reca questa iscrizione: “Questa Capela ane fatto dipingere Gulio di Mastro Cola della Bordella abitante all’Isola Farnese per sua devozione. A.D. 1520 a dì XXIV maggio”.

Tutti i personaggi di questo affresco sono rovinati negli occhi perché nel 600, quando fu ricostruito il campanile nell’interno, usufruendo per economia, di due lati della Chiesa (facciata e pilastro), rimase un vuoto in cui fu fatto un armadione e tenedosi all’altezza del capitello tutte le figure sono state rovinate negli occhi.

In questo spazio si trova il pulpito ligneo del XIX sec. con lo stemma del Marchese Ferraioli.

Navata destra: due cappelle con affreschi del Panico, pittore di casa Farnese (600)

Nella prima, del Battistero, sono rimaste tre figure: nella parte superiore S. Andrea Apostolo, Gesù Benedicente, S. Antonio di Padova.

Ai lati della cappella due cornici di stucco lasciano supporre l’esistenza un tempo di due quadri.

Nella seconda, di S. Teresa, ai lati due affreschi raffiguranti S. Sebastiano soccorso e curato dalle pie donne (sulla destra), e S. Sebastiano che viene ucciso a bastonate, sullo sfondo il Colosseo e il Palatino (sulla sinistra).

Continuando nella navata destra: Crocifisso ligneo, capolavoro di scuola toscana del 400.

In fondo alla navata destra: Madonna col Bambino tra S. Domenico e S. Caterina da Siena: olio su tela del Cav. Daquino, datato 1639 e fatto eseguire da “Margarita Tonelli De Satis et eius filia fieri curarunt”. E’ incorniciato da 15 quadretti raffiguranti i 15 Misteri del Rosario (5 gloriosi, 5 gaudiosi, 5 dolorosi). I 6 bassi furono rubati e sostituiti con altri fatti eseguire dal Maranzi.

Navata centrale: nell’abside un affresco della scuola di Melozzo da Forlì raffigurante la morte della Madonna con intorno gli Apostoli; sopra Gesù che incorona la Madonna tra Angeli festanti con strumenti musicali. Sempre nell’abside sono raffigurati anche i quattro Evangelisti.

Sopra l’arco un affresco scoperto durante i lavori di rifacimento del tetto raffigurante l’Annunciazione: da un lato la Vergine che legge le Scritture, dalla parte opposta l’Arcangelo Gabriele e nel mezzo una nube sulla quale doveva probabilmente trovarsi un’altra figura, ma la parte superiore dell’affresco è andata definitivamente perduta.

Della stessa fattura e della stessa epoca è la Madonnina che si trova sul lato destro della Navata Centrale sul secondo pilastro.

Navata sinistra: altare di S. Pancrazio Martire, tela del Pomarancio, il cosiddetto Roncalli.

Rappresenta S. Pancrazio con sullo sfondo la campagna romana, torri medioevali, il castello di Isola e le poche casette del borgo.









Altare di S. Antonio Abate: olio su tela raffigurante il Santo con ai piedi un cinghiale e sul lato sinistro un angioletto che regge un bastone con campanello. In tutte le chiese di campagna esiste una immagine del Santo protettore del bestiame.



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